Albo illustrato
La mia Mano
testo e illustrazioni di Fuad Aziz
Edizioni Artebambini
disponibile anche nella versione kamishibai
Fuad Aziz è un artista poliedrico e un autore di albi illustrati luminosi, coloratissimi e densi, profondi. I suoi testi e le sue illustrazioni arrivano ai bambini in modo immediato, senza fronzoli e senza pretese proprio perché autentici.
Quest’anno ho riproposto alla mia classe un suo albo potente, La mia mano, che avevo scoperto alcuni anni fa quando lavoravo alla Scuola Europea di Lussemburgo. Allora, con le colleghe della sezione italiana avevamo realizzato un lavoro corale che aveva coinvolto bambini e bambine dalla scuola dell’infanzia alla quinta primaria. Ogni bambino e bambina ha dipinto una sua tela immaginando quello che la mano può fare, realizzare, creare, dipingere, curare, sognare. Con tutti i dipinti raccolti, su una ampia parete della scuola, avevamo montato un “quadro” gigante composto da circa centosessanta disegni.
Ogni albo presentato, scoperto, sfogliato quest’anno si è tradotto in un’esperienza visiva, acustica, fantastica, filosofica ed estetica. Dopo la lettura, i bambini e le bambine volevano sperimentare le tecniche e lo stile dell'illustratore di volta in volta presentato. Perfino mentre dipingevano con gli acquerelli o con la tempera nascevano riflessioni tra di loro e con me. Con La mia mano è accaduto anche qualcosa di diverso: i bambini, entrati dentro al ritmo delle parole di Fuad, hanno realizzato delle tavole che non sono nel libro. Hanno immaginato altre azioni che le nostre mani possono agire. Il testo dell'albo è uscito fuori dalle pagine, ha occupato lo spazio della nostra aula per mesi, contagiando l'immaginazione dei miei scolari.
B. “Eh, mica tu sei Fuad!”
M. “Appunto, solo lui sa raccontare come lavora e perché fa le sfumature in questo modo che vi piace tanto…”
B. “Glielo possiamo chiedere!”
B. “Maestra!... scriviamo a Fuad!!!”
Eccolo lì, il germoglio pronto a sbocciare. È nata così l’intervista a Fuad Aziz che leggerete qui di seguito. Inutile dire del caos generativo che si è creato. Un ululato di entusiasmo contagioso. Ho dovuto ristabilire un po’ di calma e illustrare il tipo di lavoro che avremmo dovuto fare in questa fase. Ho spiegato loro che dovevano parlare uno alla volta, perché altrimenti non sarei riuscita a trascrivere le loro domande. Ma niente, in queste situazioni l’“ordine” degli interventi, il silenzio non sono ingredienti stabili e costanti. Le domande generano altre domande a cascata e come si può frenare questa ondata di parole e di frasi, di lingua pensata, detta, esplosa per essere scritta?




