lunedì 8 giugno 2026

La mia mano. Intervista a Fuad Aziz

Albo illustrato
La mia Mano
testo e illustrazioni di Fuad Aziz
Edizioni Artebambini 
disponibile anche nella versione kamishibai

Fuad Aziz è un artista poliedrico e un autore di albi illustrati luminosi, coloratissimi e densi, profondi. I suoi testi e le sue illustrazioni arrivano ai bambini in modo immediato, senza fronzoli e senza pretese proprio perché autentici. 

Ho avuto la fortuna di conoscere Fuad Aziz di persona. È un uomo discreto e accogliente, disponibile e generoso. I colori che usa nelle sue illustrazioni, le parole che adopera con forza e pacatezza insieme rimandano al suo volto e ai suoi occhi, alle sue mani, al suo essere artista, al suo fare Arte con un pensiero sempre attento e centrato, rivolto al mondo e all’infanzia.

Quest’anno ho riproposto alla mia classe un suo albo potente, La mia mano, che avevo scoperto alcuni anni fa quando lavoravo alla Scuola Europea di Lussemburgo. Allora, con le colleghe della sezione italiana avevamo realizzato un lavoro corale che aveva coinvolto bambini e bambine dalla scuola dell’infanzia alla quinta primaria. Ogni bambino e bambina ha dipinto una sua tela immaginando quello che la mano può fare, realizzare, creare, dipingere, curare, sognare.  Con tutti i dipinti raccolti, su una ampia parete della scuola, avevamo montato un “quadro” gigante composto da circa centosessanta disegni. 

Sono trascorsi già quattro anni da quella prima esperienza. Facendomi guidare dagli interessi dei miei scolari rispetto a colori, sfumature, materiali e illustrazioni, ho scelto di leggere La mia mano anche a questa classe frizzante e curiosa.  Ne sono scaturite riflessioni che hanno toccato, a più riprese, vari argomenti, con un’attenzione particolare al modo di Fuad di stendere il colore e alla “semplicità” delle illustrazioni, essenziali e molto espressive. 
Siamo stati a lungo sopra ogni dipinto, che suscitava nei bambini sia domande molto tecniche circa i pennelli scelti dall’artista, il materiale usato da Fuad, le pennellate che “uscivano” dai contorni per estendersi sullo sfondo bianco, sia osservazioni acute sul rapporto tra il testo e le illustrazioni, tra il tema dei dipinti e i colori scelti. 


Ogni albo presentato, scoperto, sfogliato quest’anno si è tradotto in un’esperienza visiva, acustica, fantastica, filosofica ed estetica. Dopo la lettura, i bambini e le bambine volevano sperimentare le tecniche e lo stile dell'illustratore di volta in volta presentato. Perfino mentre dipingevano con gli acquerelli o con la tempera nascevano riflessioni tra di loro e con me. Con La mia mano è accaduto anche qualcosa di diverso: i bambini, entrati dentro al ritmo delle parole di Fuad, hanno realizzato delle tavole che non sono nel libro. Hanno immaginato altre azioni che le nostre mani possono agire. Il testo dell'albo è uscito fuori dalle pagine, ha occupato lo spazio della nostra aula per mesi, contagiando l'immaginazione dei miei scolari. 

Con disinvoltura, i bambini hanno cominciato a parlare dell’illustratore come se lo conoscessero di persona e nelle loro frasi compariva sempre più spesso il nome proprio dell'artista, come se fosse un loro amico. Era molto divertente sentirli parlare. È accaduto anche con gli albi di Beatrice Alemagna: la frequenza assidua con un artista, autore e illustratore di un albo, accorcia le distanze, annulla le formalità. Per i miei scolari, Fuad era lì, in carne ed ossa in aula con noi. Allora mi è venuta un’idea. Dopo aver contattato l’autore per chiedergli la sua disponibilità, ho gettato un piccolo seme tra i suoi ammiratori.

M. “Avete tante domande, ma ad alcune io non posso rispondere: non so dove lavora, non so neanche che materiali usa…”
B. “Eh, mica tu sei Fuad!”
M. “Appunto, solo lui sa raccontare come lavora e perché fa le sfumature in questo modo che vi piace tanto…”
B. “Glielo possiamo chiedere!”
B. “Maestra!... scriviamo a Fuad!!!”

Eccolo lì, il germoglio pronto a sbocciare. È nata così l’intervista a Fuad Aziz che leggerete qui di seguito. Inutile dire del caos generativo che si è creato. Un ululato di entusiasmo contagioso. Ho dovuto ristabilire un po’ di calma e illustrare il tipo di lavoro che avremmo dovuto fare in questa fase. Ho spiegato loro che dovevano parlare uno alla volta, perché altrimenti non sarei riuscita a trascrivere le loro domande. Ma niente, in queste situazioni l’“ordine” degli interventi, il silenzio non sono ingredienti stabili e costanti. Le domande generano altre domande a cascata e come si può frenare questa ondata di parole e di frasi, di lingua pensata, detta, esplosa per essere scritta?

Una volta trascritta al computer,
ho spedito a Fuad Aziz l’intervista della mia classe. 
Siamo stati in trepidante attesa per alcuni giorni finché ho ricevuto una mail da questo artista eccezionale: non aveva risposto semplicemente alle domande dei miei scolari, ma ha risposto a ciascuno e a ciascuna chiamandoli per nome. Ha dato risalto e ha riconosciuto l’importanza di ogni bambina e bambino. Mi sono emozionata, profondamente. Il giorno successivo, ancora commossa, ho portato alla classe diciotto copie dell’intervista. 
I bambini e le bambine erano molto eccitati, un po’ increduli anche. Non credevano che avesse scritto proprio a ciascuno di loro. Ho dovuto mostrare il testo della mail. Sentirsi nominare da Fuad li ha incredibilmente ammutoliti. In un silenzio non usuale, abbiamo letto insieme l’intervista: loro leggevano le domande e io ho prestato la voce a Fuad, leggendo le sue risposte caldissime.