Albo illustrato
La mia Mano
testo e illustrazioni di Fuad Aziz
Edizioni Artebambini
disponibile anche nella versione kamishibai
Fuad Aziz è un artista poliedrico e un autore di albi
illustrati luminosi, coloratissimi e densi, profondi. I suoi testi e le sue
illustrazioni arrivano ai bambini in modo immediato, senza fronzoli e senza
pretese proprio perché autentici.
Ho avuto la fortuna di conoscere Fuad Aziz di persona. È un uomo discreto e
accogliente, disponibile e generoso. I colori che usa nelle sue illustrazioni,
le parole che adopera con forza e pacatezza insieme rimandano al suo volto e ai suoi occhi,
alle sue mani, al suo essere artista, al suo fare Arte con un pensiero sempre attento e centrato, rivolto al mondo e all’infanzia.
Quest’anno ho riproposto alla mia classe un suo albo potente,
La
mia mano, che avevo scoperto alcuni anni fa quando lavoravo alla
Scuola Europea di Lussemburgo. Allora, con le colleghe della sezione italiana
avevamo realizzato un lavoro corale che aveva coinvolto bambini e bambine dalla
scuola dell’infanzia alla quinta primaria. Ogni bambino e bambina ha dipinto una
sua tela immaginando quello che la mano può fare, realizzare, creare,
dipingere, curare, sognare. Con tutti i
dipinti raccolti, su una ampia parete della scuola, avevamo montato un “quadro”
gigante composto da circa centosessanta disegni.
Sono trascorsi già quattro anni da quella prima esperienza.
Facendomi guidare dagli interessi dei miei scolari rispetto a colori,
sfumature, materiali e illustrazioni, ho scelto di leggere La
mia mano anche a
questa classe frizzante e curiosa. Ne sono scaturite riflessioni che hanno toccato, a più
riprese, vari argomenti, con un’attenzione particolare al modo di Fuad di
stendere il colore e alla “semplicità” delle illustrazioni, essenziali e molto
espressive.
Siamo stati a lungo sopra ogni dipinto, che suscitava nei bambini sia
domande molto tecniche circa i pennelli scelti dall’artista, il materiale usato
da Fuad, le pennellate che “uscivano” dai contorni per estendersi sullo sfondo
bianco, sia osservazioni acute sul rapporto tra il testo e le illustrazioni, tra
il tema dei dipinti e i colori scelti.
Ogni albo presentato, scoperto, sfogliato quest’anno si è tradotto in un’esperienza visiva, acustica,
fantastica, filosofica ed estetica. Dopo la lettura, i bambini e le bambine volevano sperimentare le tecniche e lo stile dell'illustratore di volta in volta presentato. Perfino mentre dipingevano con gli acquerelli o con la tempera nascevano riflessioni tra di loro e con me. Con La mia mano è accaduto anche qualcosa di diverso: i bambini, entrati dentro al ritmo delle parole di Fuad, hanno realizzato delle tavole che non sono nel libro. Hanno immaginato altre azioni che le nostre mani possono agire. Il testo dell'albo è uscito fuori dalle pagine, ha occupato lo spazio della nostra aula per mesi, contagiando l'immaginazione dei miei scolari.
Con disinvoltura, i bambini hanno
cominciato a parlare dell’illustratore come se lo conoscessero di
persona e nelle loro frasi compariva sempre più spesso il nome proprio dell'artista, come se
fosse un loro amico. Era molto divertente sentirli parlare. È accaduto anche
con gli albi di Beatrice Alemagna: la frequenza assidua con un artista, autore
e illustratore di un albo, accorcia le distanze, annulla le formalità. Per i
miei scolari, Fuad era lì, in carne ed ossa in aula con noi. Allora mi è venuta un’idea. Dopo
aver contattato l’autore per chiedergli la sua disponibilità, ho gettato un
piccolo seme tra i suoi ammiratori.
M. “Avete tante domande, ma ad alcune
io non posso rispondere: non so dove lavora, non so neanche che materiali usa…”
B. “Eh, mica tu sei Fuad!”
M. “Appunto, solo lui sa raccontare
come lavora e perché fa le sfumature in questo modo che vi piace tanto…”
B. “Glielo possiamo chiedere!”
B. “Maestra!... scriviamo a Fuad!!!”
Eccolo lì, il germoglio pronto a
sbocciare. È nata così l’intervista a Fuad Aziz che leggerete qui di seguito.
Inutile dire del caos generativo che si è creato. Un ululato di entusiasmo
contagioso. Ho dovuto ristabilire un po’ di calma e illustrare il tipo di
lavoro che avremmo dovuto fare in questa fase. Ho spiegato loro che dovevano
parlare uno alla volta, perché altrimenti non sarei riuscita a trascrivere le
loro domande. Ma niente, in queste situazioni l’“ordine” degli interventi, il
silenzio non sono ingredienti stabili e costanti. Le domande generano altre
domande a cascata e come si può frenare questa ondata di parole e di frasi, di
lingua pensata, detta, esplosa per essere scritta?

Una volta trascritta al computer,
ho spedito a Fuad
Aziz l’intervista della mia classe.
Siamo stati in trepidante attesa per alcuni
giorni finché ho ricevuto una mail da questo artista eccezionale: non aveva
risposto semplicemente alle domande dei miei scolari, ma ha risposto a ciascuno
e a ciascuna chiamandoli per nome. Ha dato risalto e ha riconosciuto
l’importanza di ogni bambina e bambino. Mi sono emozionata, profondamente. Il
giorno successivo, ancora commossa, ho portato alla classe diciotto copie dell’intervista.
I bambini e le bambine erano molto eccitati, un po’ increduli anche. Non
credevano che avesse scritto proprio a ciascuno di loro. Ho dovuto mostrare il
testo della mail. Sentirsi nominare da Fuad li ha incredibilmente ammutoliti.
In un silenzio non usuale, abbiamo letto insieme l’intervista: loro leggevano
le domande e io ho prestato la voce a Fuad, leggendo le sue risposte
caldissime.

INTERVISTA
A FUAD AZIZ
Matteo:
In quale città vivi?
Fuad:
Caro Matteo, io vivo a Firenze da tanti anni, da quando tu non eri nato
ancora. Firenze è una città bellissima ricca d’arte e di storia. Piano piano,
nel tempo, è diventata la mia città.
Sara:
Dove lavori, com’è la tua postazione di lavoro?
Fuad:
Cara Sara, lavoro nel mio studio/casa, pieno di opere d’arte, scultura,
pitture. Davanti a me c’è un tavolo grande con sopra una radio perché mi piace
ascoltare la musica mentre lavoro e tanti pennelli, matite colorate, boccette
di chine colorate e uno sgabello che mi serve quando faccio la scultura di
terracotta. Quando faccio delle sculture in bronzo, vado a lavorarle in
fonderia.
Matteo:
Qual è stato il primo libro che hai fatto? Qual è il tuo preferito tra quelli
che hai fatto?
Fuad:
Caro Matteo, il mio primo libro si intitola CHIUDI GLI OCCHI, una storia di
amicizia fra due bambini: uno viene dell’Africa, l’altro dall’Italia. I due
bambini si incontrano nella classe di una scuola italiana. I miei libri ai
quali sono più affezionato sono: LA MIA MANO, COME ME, IL MIO COLORE, L’ALBERO
VIOLA, però sono molto contento per tutti quelli che ho fatto.
Mya:
Anche da piccolo ti piaceva disegnare e dipingere?
Fuad:
Cara Mya, da piccolo mi piaceva tantissimo dipingere e proprio per questo ho
scelto di frequentare la scuola d’arte e piano piano ho iniziato a lavorare
facendo una ricerca continua e cercando sempre nuove forme di espressione.
Andrea:
Anche da piccolo ti piaceva illustrare libri?
Fuad:
Caro Andrea, da piccolo non facevo le illustrazioni, ma cercavo di dipingere
quello che mi piaceva. Poi, nel tempo, oltre alla mia attività di artista, ho
sentito che era molto bello illustrare le storie, inventarle ed anche
illustrare quelle di altri. E questo modo di fare arte mi piace molto.
Flaminia:
Perché hai deciso di fare l’artista da grande?
Fuad:
Cara Flaminia, io non ho deciso di fare l’artista. È come se l’arte stessa
mi avesse coinvolto e mi avesse portato su questa strada bellissima.
Gabriele:
Illustri libri per passione (o per lavoro)?
Fuad:
Caro Gabriele, l’arte non è un lavoro o forse in parte lo è. Però ti dico che
illustrare i libri è per me soprattutto una grande passione anche perché molto
spesso scrivo io stesso le storie e quindi posso esprimermi con le parole ed i
colori.
Tommaso:
Ti piace illustrare libri?
Fuad:
Caro Tommaso, illustrare i libri mi piace tantissimo perché attraverso i
libri posso trasmettere tanti messaggi belli e positivi e di valore.
Luiz:
Ti piace fare libri per bambini?
Fuad:
Caro Luiz, fare libri per bambini è una cosa molto bella e coinvolgente. Mi
fa usare un linguaggio più semplice e mi fa ricordare di quando ero un bambino
anch’io.
Israa:
Fai solo libri per bambini? Perché?
Fuad:
Cara Israa, non faccio soltanto libri per bambini. Infatti ho scritto e
illustrato due libri sulla situazione del popolo Kurdi che è il mio popolo ed
un libro di poesia.
Liam:
Fai libri per i grandi?
Fuad:
Caro Liam, come ho spiegato a Israa, a volte decido di fare anche libri che
sono più specifici e complessi per le persone più grandi.
Mya
e Gabriele: Che tipo di materiali e di colori usi quando lavori?
Fuad:
Cari Mya e Gabriele per il mio lavoro di illustratore uso una carta buona,
colori tipo Ecoline, matite colorate e colori acrilici.
Simone
e Firdaws: Da cosa prendi ispirazione per i tuoi libri? Da dove ti vengono le
idee per i tuoi libri?
Fuad:
Cari Simone e Firdaws, l’ispirazione viene all’improvviso, in ogni momento
della vita quotidiana. Può essere una cosa che guardo e mi colpisce, una
persona, una situazione, una notizia. Poi penso a cosa può servire ai bambini e
a come trasmetterlo con parole e colori ed è così che, piano piano, NASCE IL
LIBRO.
Mario:
Perché ti è venuto in mente di fare un albo proprio sulle mani?
Fuad:
Caro Mario, le mani sono una parte fondamentale del nostro corpo, che si
trasformano in linguaggio e possono diventare parole. Poi volevo, proprio
attraverso le mani, comunicare dei messaggi come la pace, l’amicizia, il
lavoro, la natura e trasmetterli in questo modo semplice.
Greta:
Quanto tempo ci impieghi per illustrare un libro?
Fuad:
Cara Greta, non c’è un tempo preciso per un libro. A volte impiego poche
settimane, a volte ci vogliono mesi.
Mario:
Quante tecniche usi/mischi?
Fuad:
Caro Mario, uso una sola tecnica mia personale che mi rende diverso e
riconoscibile.
Mya:
Che tipo di pennelli usi?
Fuad:
Cara Mya, i miei pennelli sono tanti, con punte diverse per larghezza a
seconda del disegno che faccio.
Liam:
Come fai a disegnare così bene? Come hai imparato?
Fuad:
Caro Liam, ho dipinto tanto da quando ero piccolo ad ora e questo mi ha
permesso di acquisire una sicurezza nei tratti e nella forma.
Israa:
Come fai ad essere così preciso quando disegni?
Fuad:
Cara Israa, io non sono preciso nel disegno. Il mio disegno è libero.
L’arte, come le persone, non ha bisogno di confini.
Renato:
Come fai ad avere una mano così precisa? Dove hai imparato a disegnare?
Fuad:
Caro Renato, come ho detto a Israa, non ho una mano precisa, non perché non
lo voglia ma perché l’arte deve essere libera.
Andrea:
Come fai a fare le sfumature con gli acquarelli?
Fuad:
Caro Andrea, le sfumature si fanno trascinando il pennello senza re-intingerlo
nel colore che, quindi, piano piano diminuisce e si crea la sfumatura.
Flavio:
Dipingi anche i quadri? Ti piace?
Fuad:
Caro Flavio, sì, dipingo anche quadri e faccio le mostre. Fare quadri è
molto bello e mi piace moltissimo lavorare sulla tela.
Firdaws:
Quando disegni e dipingi, usi anche qualche parte del corpo (dipingi anche con
le mani)?
Fuad:
Cara Firdaws, non dipingo direttamente con le mani ma le mani, lavorando con
matite, pennelli, terracotta, colori, sono una parte fondamentale del mio
lavoro.
Isabel:
Ti piacciono gli animali? (Nell’albo hai disegnato un gatto: “La mia mano
accarezza”).
Fuad:
Cara Isabel, io amo gli animali. Ho avuto due cani, Fido e Giotto e due
gatti. Gli animali devono essere protetti ed amati.
Flavio:
Non ti viene mai voglia di dipingere le pareti di casa tua nel tempo libero?
Fuad:
Caro Flavio, la mia casa è tutta dipinta. Le pareti, quasi tutte sono
affrescate.
Isabel
e Luiz: Cosa ti piace fare dopo cena e nel tempo libero? Dopo che hai finito un
libro, cosa ti piace fare?
Fuad:
Cari Isabel e Luiz, dopo cena a volte guardo un film oppure leggo o guardo
le notizie. Nel tempo libero esco con la mia famiglia, incontro gli amici,
insomma faccio una vita normale e serena.
Davide: Come ti senti quando finisci un libro?
Fuad: Caro Davide, quando viene pubblicato un mio nuovo progetto sono molto felice. Se è stato ben stampato, se i colori vengono rispettati e se il testo ha bei caratteri allora rimango contento perché è il risultato di un lungo lavoro.
I bambini e le bambine della II D