mercoledì 21 maggio 2014

RACCONTARE GLI ADOLESCENTI



Recensione di Iara Ciccarelli Dias 


Due casi disperati, Bur Ragazzi, 2009
Ora di Crescere, Bur Ragazzi, 2009
Che stress, Salani, 2006
Bonsai, Salani, 2005 

Romanzi consigliati per ragazzi di età compresa tra i 12 e i 14 anni


Ci sono scrittori capaci di far uscire i personaggi dalla carta e mostrarceli nella loro autenticità. Ci sono scrittrici coraggiose che raccontano senza mistificazioni di argomenti complessi, come l'adolescenza.
Christine Nöstlinger crea un mondo da rappresentare senza scorciatoie, senza ricorrere a un linguaggio ovvio e prevedibile. Lei va al fondo delle cose, delle vicende, dei personaggi che scandaglia fino a farne emergere le stranezze, le stravaganze, i lati bui e non simpatici. Il linguaggio è schietto, frizzante, empatico, reale. Tuttavia, (…) non c'è il desiderio ossessivo di “raccontare la realtà”. C'è fortissimo, invece, il senso dell'atmosfera. Sì, perché noi solo raramente sappiamo riconoscere le atmosfere, il mondo ci sembra tutto uguale, le giornate ci appaiono ripetitive, il succedersi delle stagioni ci sfugge. Quando siamo così, siamo in pericolo. Un mondo guardato superficialmente, di sfuggita, pensando ad altro, non è umano davvero. (…) Ma la Nöstlinger (…) si prende cura di noi e ci aiuta, ci induce a guardare meglio, a prendere coscienza, a capire anche cose indecifrabili, stranissime. 
E lo fa attraverso i suoi personaggi: Barbara, Anika, Julia, Sebastian, Stefan. Adolescenti disordinati, chiassosi, provocatori, impertinenti, saggi, spietati, insicuri, contraddittori, spavaldi e fragili. In cerca di una loro identità sessuale, di una loro autonomia e dignità, non sanno ancora cosa vogliono ma provano, fanno tentativi, prendono strade che non ci si aspetterebbe e riflettono su loro stessi in modo sconclusionato ma autentico. 
La Nöstlinger non ci risparmia mai nessuna sgradevolezza. I suoi libri sono pieni di gabinetti, dita nel naso, cattivi odori, foruncoli, sporcizia, urli, imprecazioni2. (…) C'è proprio tutto, e senza censure, senza attenuazioni, quel che va detto va detto3. (...) Impressiona il suo coraggio, è un coraggio vero che non si concede smargiassate, che non si traveste con l'audacia superficiale di chi ama la facile volgarità4
Per queste ragioni i suoi romanzi piacciono: perché sono autentici attendibili e credibili. Riescono a parlare il linguaggio dei ragazzi e a mediare tra le verità "solidificate" degli adulti e le domande, le esigenze, le intemperanze dei nuovi pre-adolescenti. 

Ho letto Due casi disperati tre anni fa in quinta elementare ad una classe che ho seguito dalla prima. Gli altri non ho potuto proporli perché si rivolgono a ragazzi più grandi, delle scuole secondarie.
Anika                                              Barbara e Stefan



In quarta e in quinta i nostri alunni non sono già più bambini e il linguaggio degli insegnanti forse dovrebbe essere diverso, così le regole e i confini dovrebbero adeguarsi al nuovo profilo dei
ragazzi con cui entriamo di volta in volta in relazione. Nel corso degli anni sono sempre loro, hanno gli stessi nomi, ma il corpo cambia. La ricerca dell'identità, della corporeità non sono quelli di quando avevano sei-sette anni. È innegabile.
Come parlare a/con loro? Non certo con prediche, con discorsi adulti e retorici.
La voce ci viene in aiuto quando sa farsi appassionata interprete di storie fantastiche ma vere, letterarie ma vicine alla realtà quotidiana. 

Leggendo un bellissimo libro che racconta la storia del progetto Chance, Insegnare al principe di Danimarca5, trovo parole che descrivono gli adolescenti in un modo sorprendente per l'energia e l'empatia che suscitano. Carla Melazzini, l'autrice, parte da qui: non si può pretendere che un adolescente parli e discuta e analizzi e comprenda eventi tragici che sono accaduti e che accadono fuori di lui e intorno a lui. Perché l'adolescente ha una propria memoria storica, incarnata nel corpo che cresce. La sua memoria è fatta di tutte le relazioni funzionali e disfunzionali che ha intessuto dalla nascita a quel momento. Gli adulti con cui ha stabilito rapporti non sempre sono (stati) attendibili e in grado di guidarlo, di sostenerlo.
I ragazzi e le ragazze cosa cercano, cosa chiedono? Il rispetto dei loro sentimenti. Quali parole possiamo offrire al bambino-adolescente perché si possa avviare un dialogo fondato sul riconoscimento dei loro bisogni, delle loro emozioni? Le parole di un testo letterario, il cui mediatore siamo noi, gli insegnanti, purché non aggiungiamo alcunché. Leggere e basta.
Che la lettura abbia inizio, dunque.

           Sebastian  e Evamaria                                            Julia
Barbara, Anika e Julia6 sono tre adolescenti alle prese con genitori cui spesso devono fare loro da adulti responsabili. Le mamme si fanno in quattro per mandare avanti la casa e la famiglia. I papà, nel caso di Barbara e Julia, vivono altrove per motivi diversi: il papà di Julia è fidanzato con un'altra donna, il papà di Barbara si allontana dalla famiglia perché estenuato dai rimproveri acidi della suocera, donna invadente e brontolona che gli rimprovera l'infelicità della figlia. Le ragazze hanno una loro vita indipendente da quella dei genitori. Le mamme lavorano tutto il giorno e con difficoltà riescono a conciliare il lavoro fuori casa, sottopagato, con gli impegni familiari. 

Ora di crescere

Nel caso di Anika, la madre ha rinunciato al lavoro per occuparsi della figlia, che però non riesce a stabilire con la Madre un rapporto positivo e comunicativo. In casa sua i genitori si comportano in modo molto infantile, sembrano spiazzati dai comportamenti e dalle nuove emozioni di Anika, alle prese con l'innamoramento, con i primi appuntamenti e con stati d'animo contrastanti.
Julia si innamora di un ragazzo più grande di lei e scrive nel suo diario tutto ciò che le accade dal compimento del suo quattordicesimo compleanno: uno stress totale! Le incomprensioni con la mamma, i contatti con le varie fidanzate del papà, i week-end strampalati col padre, gli alimenti in arretrato, le litigate pazzesche tra i genitori divorziati, la conoscenza, il corteggiamento e la frequentazione con Stefan, giovane studente lavoratore, impegnato socialmente e legato alla Teologia della Liberazione. Non c'è mai un momento per respirare. 


Che stress!
C'è da dire che le adolescenti di queste storie vivono tutte concentrate nelle loro vicende familiari, relazionali e passionali. Non una di loro sembra interessata ad altro, se non ad aiutare la famiglia a risolvere situazioni difficili o a ristabilire equilibri incrinati nella relazione tra i genitori, come nel caso di Barbara. Urla, dispetti, cattiverie, rimproveri, incomprensioni: tutto emerge e arriva ai ragazzi attraverso la voce che legge e interpreta gioia, rabbia, ira, entusiasmo, sollievo delle protagoniste. Barbara riesce a far riavvicinare i genitori, che litigano a causa della loro casa in costruzione che assorbe tutte le finanze familiari ridotte all'osso, motivo di discussioni furibonde in famiglia in presenza dei figli. Litigi e imprecazioni che rimbombano sui pianerottoli e per le scale di un condominio popolare, dove gli appartamenti non dispongono del gabinetto che deve essere condiviso tra vicini di casa impiccioni, maldicenti e bisbetici. Barbara, per prendere le distanze dal pesante e triste clima familiare, trova rifugio in casa di un suo compagno di scuola, un caso disperato. Entra così in rapporto con una famiglia del tutto diversa dalla sua, con problemi difficili ma differenti. Le relazioni si approfondiscono, si creano legami forti, affettivi, fondati sulla schiettezza e sulla fiducia.
Attingendo a risorse inesauribili, le tre ragazze riescono a far fronte alle loro situazioni “disperate”. In ogni esperienza, in ogni avvenimento, in ogni istante, loro ci sono, pienamente. È ora di crescere: sono ore vissute con intensità, con le passioni degli adolescenti. Gli stati d'animo sono espressi senza reticenze: la rabbia, la gioia, l'appagamento. Tutti i ragazzi possono riconoscersi nelle manifestazioni delle emozioni, nei personaggi maschili e femminili perché ad ogni protagonista donna fa da contrappunto un comprimario uomo.
Più complesso si presenta Bonsai7, il romanzo centrato sulle rocambolesche vicende di Sebastian, adolescente egocentrico e narciso alla ricerca della propria identità sessuale. La Nöstlinger riesce ad adattare il linguaggio e lo stile della scrittura alla personalità del ragazzo, immaginando che sia lui a scriverlo, sotto forma di diario. Rispetto agli altri romanzi questo si presenta più complesso, nella forma e nel contenuto. 
Sebastian riflette tantissimo su se stesso, elabora teorie e costruisce complicati sistemi filosofici in cui egli stesso rimane aggrovigliato. Pensa e scrive in modo elaborato, sottile, con frequenti punte di salace ironia. Sembrerebbe che solo sua cugina lo capisca. Ed è l'unica, in effetti, che lo segue nelle sue congetture e nei suoi esperimenti nel momento in cui inizia a interrogarsi circa le proprie pulsioni sessuali: sono o non sono omosessuale? Sebastian vive con la madre avvocato a Vienna, in una grande casa in cui solo raramente sente la mancanza del padre, stabilitosi negli USA con una nuova famiglia. La Mater è perennemente impegnata nel proprio lavoro o nell' improbabile attività di scandagliare l'animo del figlio, così basso di statura per la sua età da venir chiamato col nomignolo di Bonsai. Sebastian, a parte l'altezza, è ben proporzionato, è di bell'aspetto e piace molto a un'altra protagonista delle vicende, la cugina Evamaria una cui trovata scatenerà tutta una serie di comici eventi che si concluderanno con un finale rumoroso, doloroso ma lieto. Il romanzo ruota dunque attorno a due adolescenti: il tormentato Sebastian e l'esplosiva Evamaria. Sarà lei a sciogliere il dramma e a rasserenare il tortuoso cugino. I due ragazzi discorrono di sesso senza inibizioni, con naturalezza: nessuna volgarità emerge a turbare la fluidità e la gradevolezza della lettura. Non si può non ridere delle avventure sfortunate di due adolescenti che, senza l'aiuto e la guida degli adulti (impegnati a sciogliere i loro drammi personali), si avviano a scoprire con paure, inibizioni, entusiasmo, slancio e fughe, il proprio corpo e l'attrazione verso quello di un'altra persona, diversa ma uguale per emozioni e bisogni.
Per Christine Nöstlinger ogni cosa deve essere chiamata col proprio nome: i ragazzi devono potersi identificare e riconoscere in storie vere, oneste, credibili. Lo sviluppo sessuale dei giovani non ammette sofisticazioni: lo stesso Sebastian a un certo punto si accorge di non poterne più di  tutto quel filosofeggiare e con un teatrale gesto liberatorio lancia un libro di Nietzsche su un cumulo di letame. 

Recensione pubblicata nella rubrica Letture del n° 2/20014 di CE, la rivista del MCE. 

1Antonio Faeti, prefazione a Due casi disperati, Bur ragazzi, 1999. pagina 6
2Ibidem, pagina 5
3Antonio Faeti, prefazione a Ora di crescere, Bur ragazzi, 1997, pagina 6
4Ibidem, pagine 6 e7
5Carla Melazzini, Insegnare al principe di Danimarca, Sellerio editore, 2011
6Protagoniste, rispettivamente, di Due casi disperati (consigliato a partire dagli 11 anni), Ora di crescere (consigliato a partire dalla terza media) Che stress! (consigliato a partire dalla terza media). Che stress! Diario scoppiato di una teen-ager è edito dalla Salani, 2006
7Christine Nöstlinger, Bonsai, Salani editore, 2005. (Consigliato a partire dalla terza media)

venerdì 27 dicembre 2013

MASCHIO O FEMMINA?

Recensione di Iara Ciccarelli Dias

Copertina dell'edizione del 2003
Titolo: Extraterrestre alla pari
            Autrice: Bianca Pitzorno
           Illustratrice: Emanuela Bussolati
                                         Edizioni EL, 2003
                                         Consigliato a partire dai 10 anni
                 

 
L'arrivo di un astronabus spaziale non è questione di tutti i giorni.
Soprattutto se si tratta di un'astronave speciale che porta sulla Terra una creatura del pianeta Deneb, la stella più brillante della costellazione del Cigno1.
Protagonista di questa storia è Mo, un*2 bambin* di 29 anni denebiani, corrispondenti ai 10 anni terrestri.
Il romanzo di Bianca Pitzorno, Extraterrestre alla pari, cattura immediatamente la curiosità del lettore3, facendolo entrare nel vivo della vicenda. Mo, appena atterrat* in Italia con i suoi genitori, incontra la famiglia Olivieri che l'ospiterà per dieci anni come un* figli*, come previsto dal programma di scambio reciproco promosso dall'I.R.T.D. (Istituto per i Rapporti Terra Deneb). Si creano subito delle frizioni tra le due famiglie a causa del sesso di Mo: è maschio o femmina?
La famiglia Olivieri crede di ospitare un maschio, deduzione affrettata dipesa dal fatto che il nome della creatura termina con la o4. L'aspetto, del tutto uguale a quello dei ragazzini terrestri, non tradisce l'appartenenza a un genere piuttosto che a un altro e quando i terrestri vengono a sapere che non si conosce il sesso di Mo, sono disorientati, addirittura indignati. Si arrabbiano e minacciano di non accogliere più Mo. 
Bianca Pitzorno


A questo punto il lettore non potrà abbandonare il libro, andrà fino in fondo per scoprire «che cosa è»5 Mo. A quanto pare sulla Terra è importantissimo conoscere il sesso delle persone: «Se non sappiamo se è maschio o femmina, in quale modo ci dovremmo comportare con lui/lei? (…) Da noi sulla Terra con una bambina ci si comporta in modo differente che con un maschietto»6.
Sono le parole del signor Olivieri, sbigottito e disorientato  di fronte alla sorpresa del non-sesso di Mo. I genitori denebiani, a loro volta, non comprendono l'agitazione dei terrestri, non capiscono perché la conoscenza del sesso sia così cruciale per l'educazione e la crescita dei figli: su Deneb «per aiutarli a crescere occorre conoscere il carattere dei nostri bambini, le loro tendenze, i loro desideri... non se sono maschi o femmine. Questo interesserà semmai loro quando da   adulti desidereranno metter su famiglia, se ne avranno voglia ».7

La prima edizione del libro è del 1979. Leggendolo, si scopre con meraviglia la sua attualità: il tema affrontato nella storia fa discutere ancora oggi; pone genitori e insegnanti di fronte a questioni importanti legate all'educazione di genere. Le classi in cui lavoriamo sono miste, composte da bambini e bambine che nell'abbigliamento, nei giochi, nei discorsi, nelle discussioni guidate “tradiscono” diverse rappresentazioni del genere cui appartengono. Come possiamo intervenire noi adulti, cresciuti in una cultura stigmatizzata, allevati spesso secondo modelli tradizionali? Come aiutarli a crescere con maggiore libertà, coscienti delle etichette, dei modelli inculcati da una cultura sessista maschilista e patriarcale? 

Ho letto Extraterrestre alla pari ad alta voce in quinta elementare. Fattori di natura diversa mi avevano suggerito questo titolo.
In classe si percepiva una tensione sottile nei rapporti tra i maschi e le femmine, soprattutto tra alcuni bambini. I diverbi scoppiavano in giardino, durante la ricreazione. Riguardavano i giochi, le amicizie, le gelosie. I bambini si insultavano e si offendevano, rimproverandosi reciprocamente atteggiamenti che in realtà mettevano in atto sia i maschi sia le femmine. Questo è stato di certo il fattore determinante nella scelta.
Un ruolo non secondario aveva giocato anche il lavoro che stavamo sviluppando in Italiano: l'analisi di pubblicità televisive di marchi famosi. I testi dei bambini, oltre ad essere molto divertenti, erano puntuali, critici, spietati quando si trattava di pubblicità che reclamizzavano le automobili, i prodotti per l'igiene femminile e per la pulizia domestica. Leggendoli, si aprivano spesso dibattiti legati al tema dei ruoli sessuali: perché la donna è sempre associata alla pulizia della casa e l'uomo no? Perché pubblicizzano saponi solo per l'igiene intima femminile? Perché quando devono vendere una macchina c'è una donna mezzo nuda?
Non mi ero sbagliata nella scelta: il libro ha interessato tutti i bambini, facendo venire allo scoperto, con acute osservazioni, anche quelli di solito più chiusi. Procedendo nella lettura, i discorsi in classe si facevano sempre più vivaci. Gli interventi partivano dal romanzo e si estendevano ad abbracciare i problemi di tutti i giorni, scolastici e familiari. Si parlava delle frasi fatte e dei luoghi comuni connessi al piangere; dei modelli culturali che impongono colori differenti per i due generi: l'azzurro e il rosa, i colori scuri e i colori pastello.

Dopo un primo periodo schizofrenico in cui Mo è costrett* ad alternare l'identità maschile e quella femminile, la mamma terrestre, in attesa dei risultati dell'esame del sangue che avrebbe assegnato il sesso a Mo (analisi autorizzata dalla famiglia denebiana), decide di sottoporre la creatura spaziale a un test psicologico. Secondo i risultati del test, poco attendibile dal punto di vista scientifico, Mo apparterrebbe al sesso maschile. La signora Lucilla porta immediatamente Mo dal barbiere e gli sottrae la sua bambola denebiana, perché «non era il caso che continuasse a giocare con le bambole come una femminuccia»8.
Più avanti, nel romanzo, la scrittrice descrive la trasformazione avvenuta in tutti i componenti della famiglia terrestre appena i risultati delle analisi ufficiali attribuiscono a Mo il sesso femminile. Cambiano l'arredamento della stanza, i colori della tappezzeria, delle tende e dei quadri. 
Cambiano i libri, i giocattoli, i giochi che Mo può fare. 
Illustrazione di Emanuela Bussolati


Mo si interroga sul significato di essere donna, sui ruoli di genere, sui rapporti amicali maschili e femminili.Mo non può più salire sugli alberi, non può correre, saltare, sporcarsi e andare a giocare con la sua banda. Anche perché la banda la rifiuta, appena Mo rivela di essere in realtà una ragazza. Ma Mo è sempre Mo, cosa cambia? Cosa è cambiato da prima che era maschio e ora che è femmina? Cambia tutto. Cambiano i colori dei vestiti, cambia la possibilità di esprimere i propri sentimenti apertamente, cosa che non le era consentito quando era maschio. Cambia che ora non suscita imbarazzo la sua abilità nello svolgere i lavori domestici, la sua bravura a lavorare la maglia e a dirigere la casa. 
Non spazientiscono più le sue doti
molteplici, che i terrestri avevano difficoltà a incasellare in un'identità piuttosto che in un' altra.
Alla fine del romanzo Mo è estenuata: si accorge di non essere mai davvero se stessa, di non trovarsi a suo agio con i terrestri. Si preoccupa di essere diventata ipocrita e meschina perché non le è permesso essere quello che è, Mo, con i suoi interessi piaceri desideri bisogni passioni curiosità comportamenti. Con i suoi sentimenti, che non hanno sesso.
Illustrazione di Emanuela Bussolati
Incontrandosi con un suo amico scienziato, Mo scopre casualmente di poter tornare sul suo pianeta prima dello scadere dei dieci anni prefissati. Decide di partire. Ma non da sola: porta con sé la cugina Caterina, imprigionata dai consigli, divieti e pregiudizi familiari; la sua amica Maria, che vuole crescere libera dall'obbligo di vestirsi con abiti femminili; la piccola Stella, la figlia di Anna. Anna è la sorella scienziata della madre terrestre di Mo: per timore di essere criticata e vessata per le sue scelte (andare per un anno in America per studiare la coda di una cometa lasciando il marito ad occuparsi dei bambini) ha rinunciato a fare ciò che ama (l'astronomia) e si sta spegnendo. Ma Stella deve vivere in modo diverso, senza che qualcun altro scelga per lei ciò che può diventare solo per il fatto di appartenere a un genere che, in Italia, ancora non è considerato davvero alla pari di quello maschile.


Questa recensione è stata pubblicata nella rubrica Letture del n° 4/2013 di CE, la rivista del MCE edita dalla Erickson

1 Bianca Pitzorno, Extraterrestre alla pari, Einaudi ragazzi, 2003. http://www.biancapitzorno.it/
2 Il simbolo * sostituisce la desinenza perché ancora non si conosce il sesso del protagonista. Richiama la scelta stilistica dell'autrice che tronca il finale dei nomi e dei pronomi riferiti ai denebiani, la cui lingua ha il genere neutro.
3 Il romanzo è consigliato a partire da 10 anni.
4 L'equivoco nasceva anche dal fatto che in una lettera in cui presentavano Mo, i genitori dell'extraterrestre si erano riferiti a lui traducendo i pronomi e gli aggettivi neutri che lo riguardavano col maschile. In italiano infatti non esiste il genere neutro e si usa il maschile quando non si conosce il sesso di una persona o quando ci si riferisce a un gruppo di persone non dello stesso genere. Pagine 17, 50, 53.
5 Pagina 12
6 Pagina 12
7 Pagina 15
8 Pagina 94

martedì 12 novembre 2013

IO SONO ME STESSO

Recensione di Iara Ciccarelli Dias


Testo e illustrazioni di Leo Lionni       
Pezzettino
Traduzione di Maria Marconi

Bababum di Babalibri, 2011
40 pagine
formato 15 x 19
Consigliato a partire dai 5 anni







Quando ho cambiato area di insegnamento e dall'ambito linguistico sono passata a quello scientifico temevo di perdere la magia della lettura ad alta voce: pomeriggi interi trascorsi a leggere libri ai bambini. È un luogo comune credere che la lettura spetti solo al collega di lingua. La prima volta che, nella veste di maestra di Matematica, ho aperto un libro davanti alla classe, i miei alunni hanno esclamato: «Perché leggi? Non sei mica la maestra di Italiano!» Ora, in seconda, mi sembra non siano più tanto smarriti e disorientati quando accenno a leggere un libro durante “le ore dei numeri”. Non è più così spiazzante il fatto che per avviare un lavoro di aritmetica o di geometria la maestra racconti una storia, che si tratti di una fiaba classica come Hänsel e Gretel o di una storia contemporanea come Pezzettino di Leo Lionni1, che ci sta accompagnando nelle esplorazioni geometriche. 

Perché non avvicinare i bambini alla geometria in modo piacevole e divertente, stimolandoli a giocare con le linee e le forme, con le figure piane e solide che trovano ovunque intorno a loro?
Quest'anno, il punto di partenza del percorso 
di geometria è stato un libro che racconta le avventure di un pezzettino di carta a forma di omino, Giac-omino2, che un bambino ha ritagliato e poi abbandonato sulla scrivania. Un puntino attira l' attenzione di Giac e lo invita a visitare la sua città. L'omino di carta parte alla scoperta di un mondo fantastico.

«Tutto è fatto di punti e di linee: il tavolo, la lavagna, la nostra aula...», osservano i bambini, cui sta piacendo molto seguire Giac-omino nel suo viaggio a Puntinia, a Lineapoli e a Roccaquadra. È come se anche i bambini e le bambine della II A stessero compiendo un viaggio, in compagnia di alcuni libri preziosi, come Il paese dei quadrati (+ il paese dei cerchi) di Francesco Tonucci3 che in prima ha contribuito a presentare le figure geometriche e i blocchi logici di  Zoltan Dienes in modo attivo e giocoso.

Tout se tient”, secondo un percorso lineare e non solo: lavorare con i bambini significa seguire i loro pensieri, le loro concettualizzazioni e stare sempre in ascolto di ciò che dicono ed esprimono durante le attività individuali e collettive. Se si è in sintonia con i bambini, succede che il lavoro compia delle capriole e delle deviazioni per legare “i pezzi”  del percorso. I Viaggi di Giac, per esempio, hanno riportato immediatamente alla memoria la storia di Tonucci: i bambini si divertono a immaginare che Roccaquadra sia in realtà il Paese dei Quadrati diventato tanto grande da sembrare una fortezza. Pezzettino invece è entrato nelle avventure di Giac attraverso un'azione creativa personale: avevo bisogno di un espediente fantastico per far conoscere ai bambini questo albo in un momento preciso delle attività di geometria. Ho così interrotto la lettura del libro di Elve Fortis de Hieronymis per inserire una parte di mia invenzione che avrebbe legato le due storie (Giac e Pezzettino) senza fratture. I sassolini che lasciamo sul sentiero assumono per i bambini un grande significato se la narrazione, scritta o orale, sa tenerli insieme creando una cornice di senso dalla forte valenza affettiva.


Lasciata Lineapoli, Giac-omino arriva a Roccaquadra a pezzi.
«A pezzi?» esclamano i bambini. Sì, è tanto stanco che non sa più chi è. Allora decide di riposarsi un po' e chiude gli occhi. Fa un sogno molto particolare.
Nel sogno è un Pezzettino. «Di cosa?» sento chiedere in coro. A questo punto prendo l'albo di Leo Lionni, breve come un pisolino ma denso e misterioso come un sogno e una fantasia. Lo leggo mostrando le illustrazioni, coloratissime e molto particolari per la diverse tecniche con cui sono state realizzate. 

La lettura è interrotta e arricchita da osservazioni sui colori caldi e freddi, sulle sensazioni suscitate dall'acqua del mare che “sembra olio e petrolio”. 
Ognuno dice qualcosa e così lo leggo di nuovo, su richiesta dei bambini, catturati dai nomi degli amici di Pezzettino, che “sono fatti tutti di tanti quadratini!”. Passo di banco in banco, di sedia in sedia per mostrare a ciascuno le immagini di 
Quello-Che-Corre, Quello-Forte, 
Quello-Che-Nuota... 
gli altri protagonisti-aiutanti della storia. 
 
Nell'albo si racconta di un quadratino arancio-rosso che vuole scoprire se per caso è la parte mancante di qualcun altro, poiché si percepisce piccolo e insignificante. Si rivolge ai suoi amici, grandi e sicuri di sé e a tutti pone la stessa domanda: - Scusa... per caso sono un tuo pezzettino?4- A quanto sembra, però, a nessuno di loro manca una parte. Dietro il suggerimento di Quello-Saggio, Pezzettino salpa alla volta dell'isola Chi-Sono. E qui accade che per la stanchezza inciampa cade e si rompe in tanti pezzetti. Adesso Pezzettino sa che anche lui è fatto di tanti pezzetti.  Quando torna indietro, Pezzettino trova i suoi amici ad accoglierlo a riva e molto felice esclama - Io sono me stesso-.5

«Tutti siamo fatti di tanti pezzi!»
«Anche una cosa piccola piccola è fatta di tanti pezzettini piccoli piccoli».
«È vero, bambini. Anche una persona minuta e bassa di statura è completa in sé e non le manca nulla».
Pezzettino ha tante potenzialità. Il senso della storia si coglie all'istante, per cui non è necessario soffermarsi a parlare del messaggio: è insito nella forma  stessa delle figure che punteggiano il libro.
I bambini, entusiasti,  si mettono subito a disegnare la loro creatura immaginata, fatta di tanti quadratini colorati. Ciascuno è intento a tracciare linee spezzate che formano quadrati, che a loro volta formano una figura che ha bisogno di un nome per essere riconosciuta. Nasce così un album rilegato che contiene tutte le creature inventate alla stregua di Leo Lionni. 
 
Sarebbe interessante proseguire il lavoro proponendo ai bambini di riprodurre con la tecnica del collage una delle creature del libro, usando dei cartoncini colorati tagliati da loro stessi in tanti pezzettini che poi andranno a comporre la figura che più gli piace. Me li immagino tutti concentrati, con le mani veloci che ritagliano pezzetti piccoli e quadrati che il vento sparpaglia in giro a suo capriccio. Ne potrebbe venire fuori un grande quadro corale in cui tutte le creature si presentano alle altre con il proprio nome e con la propria quantità di pezzettini, disposti in modo diverso a seconda del confine che formano.


Quando si sveglia dal sonnellino, Giac-Omino si sente riposato e intero, in grado di affrontare la nuova avventura. Varca così la grande porta di Roccaquadra, dove vivono tanti piccoli Quadresi a forma di cubetti sovrapposti.
NOTE

1 Leo Lionni, Pezzettino, Bababum (collana della Babalibri che ripropone in formato tascabile i titoli più amati del catalogo). Leo Lionni è scomparso nel 1999. Era grafico, pittore, scrittore e illustratore. http://www.babalibri.it/catalogo.asp?collana=Bababum&col=6&ricerca=collana
2 Elve Fortis de Hieronymis, I viaggi di Giac, Le Rane Interlinea. Elve è scomparsa nel 1992. E' stata scrittrice, illustratrice e ideatrice di giochi didattici. http://www.interlinea.com/lerane/index.htm
3 Francesco Tonucci, Il Paese dei quadrati (+il paese dei cerchi), Orecchio Acerbo. Maestro elementare, ricercatore presso il CNR, ideatore del progetto La città dei bambini. Con lo pseudonimo Frato è anche un disegnatore. http://www.lacittadeibambini.org/progetto/motivazioni.htm
4 Leo Lionni, Pezzettino, Bababum. Pagina 10
5  Leo Lionni, Pezzettino, Bababum. Pagina 36.  (L'albo in realtà non riporta il numero delle pagine.   Le ho indicate io per segnalare le citazioni)

sabato 12 ottobre 2013

SVEZIA AD ALTA VOCE

Il 28 marzo, ultimo giorno della Fiera del libro per ragazzi, ho partecipato a Bologna a una tavola rotonda sul tema La letteratura svedese per ragazzi: uno strumento per aiutarli ad affrontare le difficoltà della vita quotidiana.
 Ospiti dell'incontro sono stati, tra gli altri: Åsa Lind1, Ulf Stark2, Joanna Dillner3, Laura Cangemi4 e Pino Costalunga5 nella veste di moderatore.
Si trattava di conoscere alcuni degli scrittori di cui stavo leggendo e recensendo i libri: dovevo esserci. 

Non riporterò in modo dettagliato le parole dei partecipanti. Mi interessa piuttosto raccontare quanto emerso dagli interventi degli ospiti perché credo possa dare ragione della mia passione per la letteratura svedese e per la lettura ad alta voce, altro tema dell'incontro bolognese. 
 Perché leggere ad alta voce autori svedesi?

Spesso a scuola accade che l'insegnante non legga ad alta voce ai bambini, forse per mancanza di tempo, per un sovraccarico di lavoro che non lascia abbastanza spazio per questa attività gratuita, che non dovrebbe implicare alcuna valutazione. C'entra anche la mancanza di coraggio: il coraggio di scegliere i libri adatti secondo il proprio gusto e secondo le reali esigenze della classe. Capita infatti che gli insegnanti si affidino ai pareri dei colleghi, leggendo libri che ci si aspetta di dover leggere a una certa età. Inoltre, non sempre gli insegnanti vanno in cerca di titoli nuovi e di proposte editoriali divergenti le scelte consuete. Si perde così l'occasione di andare oltre il già conosciuto; si trascura di nutrire la parte spirituale che risiede in ciascuno di noi, adulti e bambini: quella parte potente, energica, intuitiva che ha bisogno di cura, delicatezza e gesti rituali condivisi.
Come sottolinea Pino Costalunga, leggere ad alta voce aiuta a coltivare l'empatia, il legame affettivo che si crea attraverso la voce e la gratuità del gesto, perché chi legge non deve pretendere nulla in cambio, neanche l'ascolto. Fondamentale è la selezione delle opere adatte, leggerle, appassionarsi ad esse.
Penso agli sguardi concentrati dei miei alunni quando leggo con espressione e passione i libri che anche io amo: in aula succede qualcosa che non ha niente a che fare con il silenzio imposto loro come regola. Nella lettura animata risiede una magia che non si crea ascoltando leggere ciascun bambino lo stesso brano più volte: c'è l'incantamento prodotto dalla voce, dalle espressioni facciali, dalla gestualità delle mani, del corpo; c'è la possibilità di creare delle relazioni significative fondate sulla passione condivisa per un libro, per dei personaggi, per un autore. Se chi legge ad alta voce conosce ed ama una storia, l'ascolto si propaga e diventa denso e attivo, si diffonde nello spazio e attraversa il corpo, animandolo con sospiri, risate, movimenti repentini delle braccia, delle gambe, dei piedi.
Ci sono bambini che si tengono per mano, che si abbracciano, che si guardano e sorridono, che si alzano e si siedono vicino agli amici. Quando leggiamo ad alta voce in classe stiamo facendo qualcosa che “ci riguarda”.
 Pino Costalunga e Joanna Dillner






Per Joanna Dillner il libro deve attivare il riconoscimento, in chi legge e in chi ascolta. Non deve distaccarsi dalla realtà. I bambini devono riconoscersi nella storia letta e gli autori devono raccontare qualcosa di riconoscibile. L'editore, da parte sua, deve saper selezionare i libri che daranno un giorno la gioia al bambino; libri all'altezza dei loro interessi e della loro curiosità, come Lupo Sabbioso. Il tema centrale deve essere la vita del bambino, la sua quotidianità, raccontata con il linguaggio di tutti i giorni, senza banalizzarlo. La lettura animata, inoltre, è profondamente democratica perché tutti i bambini hanno accesso alla bellezza, delle parole e della storia.
Åsa Lind, Lupo Sabbioso, edizioni BohemPress Italia, Illustrazioni di Alessandro Sanna


Ci sono bambini ed adolescenti che hanno difficoltà a decifrare la scrittura. Attraverso la lettura ad alta voce si crea come uno spazio in cui si è tutti sullo stesso piano, perché tutti possono godere della storia, ognuno con una sua “lettura” e tutti possono concentrarsi sul contenuto, senza essere frenati dalla difficoltà tecnica del leggere. 
A tale proposito, Ulf Stark sostiene che il libro non deve essere prescrittivo riguardo l'interpretazione: deve lasciare aperte diverse letture. In una storia non ci deve essere tutto, non bisogna dire tutto in modo esplicito: un libro dovrebbe lasciare sempre lo spazio perché si possa parlare liberamente di ciò che può evocare in ciascuno. In questo senso il libro diventa un luogo d'incontro, una piattaforma per una conversazione comune centrata sul testo letto/ascoltato e ha un potente effetto terapeutico, perché “c'è sempre bisogno della letteratura per affrontare problemi grandi”6. Se c'è rispondenza tra le curiosità vive dei bambini e il libro scelto, la discussione, il confronto tra le diverse interpretazioni, la condivisione delle emozioni suscitate possono scaturire senza la sollecitazione dell'insegnante perché se il libro è davvero adatto saranno i bambini a volerne parlare insieme. E ne continueranno a parlare in giardino, a mensa, a casa. Pertanto è importante scegliere libri coraggiosi, storie in cui gli autori assumono lo sguardo dei bambini e raccontano con delicatezza, sincerità e pudore di qualsiasi cosa. 

domenica 25 agosto 2013

CHI HA PAURA DEL LUPO CATTIVO?


Recensione di Iara Ciccarelli Dias                            

testi e illustrazioni di  
Mario Ramos, Belgio
Albi illustrati,
consigliati a partire dai 2 anni.
Casa editrice Babalibri 


Molti bambini hanno paura del lupo cattivo. Mi ricordo da bambina di aver avuto paura di un bruttissimo lupo nero come la notte che mi veniva a visitare quando le luci di casa si spegnevano e si accendevano quelle dell'immaginazione. Forse per questo amo molto i libri di Mario Ramos, che stravolgono la figura del lupo, che lavorano sugli stereotipi e sui pregiudizi. Sto parlando di tre albi illustrati, pubblicati in Italia nelle edizioni della Babalibri: Sono io il più bello!, Sono io il più forte! e Il più furbo.
I libri del bravissimo illustratore belga-portoghese catturano l'attenzione per le illustrazioni molto vive, essenziali ma complete di ogni piccolo particolare, che si deve andare a cercare. Nel bosco vive infatti un uccellino rosso che vola di ramo in ramo e osserva tutto. È il testimone delle azioni e delle intenzioni del lupastro. Anzi, sembra che sia proprio il pettirosso a raccontarci le storie: se ne sta lì a guardare curioso e perplesso senza farsi mai scoprire dalla presunta belva aggressiva e violenta.

Attenzione bambini: nel bosco fitto fitto e scuro scuro si aggira un lupo molto grande, alto e slanciato, grigio-blu. Se lo doveste incontrare non scappate: non è un lupo mangia bambini. Fermatevi a conoscerlo, non ve ne pentirete. Ora vi dico perché.

Un giorno il terribile lupo si guarda in un bello specchio antico con cornice a volute, in legno dorato con motivi "porcellineschi". Molto soddisfatto di sé, fa il nodo alla cravatta, azzurra e splendente. I sui occhi gialli fanno un guizzo e ammiccano alla bella figura che sfavilla dall'altra parte della specchiera. Lui è la creatura più bella del bosco e vuole dimostrarlo a tutti. Così esce di casa e si incammina per il bosco molto fiero altero e gongolante.   Ha una voce flautata e mielata quando incontra i personaggi delle fiabe che dovrebbero rimanere atterriti nel vederlo arrivare. Il pavon-lupo vuole sentirsi dire che è il più affascinante, il più incantevole delle creature, la stella del bosco: Cappuccetto rosso, i tre porcellini, i sette nani, Biancaneve alla domanda “Chi è il più bello?” rispondono tutti allo stesso modo per non contraddirlo, per non irritarlo. Sembrano abituati alle sue stranezze ed è meglio assecondarlo. Il lupo saltella e danza per la contentezza, ride e canta, finché non incontra un piccolo drago molto indaffarato a giocare a nascondino. Il draghetto è davvero infastidito e non ha voglia di perdere tempo con simili domande e così gli risponde in altro modo, incenerendolo dalla sorpresa.

Un altro giorno Padron Lupo si aggira per il bosco deciso a scoprire cosa pensano di lui gli abitanti del bosco: è o non è la creatura più forte di tutte?

Anche questa volta interroga tutti con insistenza, con voce dolce e suadente: il coniglio, Cappuccetto, i tre porcellini, i sette nani ripetono tutti la stessa cosa: è lui il terrore dei boschi, il più cattivo dei cattivi. Il lupo è contentissimo, assume uno sguardo fiero e baldanzoso, alza le zampe in segno di trionfo finché non incontra un piccolo animale verde cui si rivolge con disprezzo e alterigia. L'animaletto (forse un rospo, forse un draghetto) risponde con innocenza e coraggio alterando il lupo che si arrabbia e si gonfia per il disappunto. Ma non può sfogare la sua rabbia perché una creatura più grande e più forte di lui lo costringe a indietreggiare.

 Il lupo non si arrende, deve assolutamente primeggiare. Così un giorno decide di dimostrare a tutto il bosco di essere la creatura più furba e astuta di tutte. Ma non gliene va bene una, povero lupo cattivo. In Il più furbo, Mario Ramos riprende la storia classica di Cappuccetto Rosso e la stravolge con originalità e ironia. Ai bambini diverte molto osservare le illustrazioni e ascoltare la storia del lupo che rimane prigioniero della camicia da notte della Nonna. Il lupastro vuole mangiare Cappuccetto catturandola con un'astuzia ma rimane preso nella tela della sua furbizia, fino a creare delle situazioni molto divertenti in cui nessuno lo riconosce più come il Grande Lupo Cattivo. Il cacciatore, i tre porcellini, i sette nani, il principe azzurro della Bella Addormentata, Cappuccetto rosso: tutti lo scambiano con la Nonna e il povero lupo entra in crisi e si dispera. Cappuccetto lo consolerà e l'aiuterà a liberarsi dell'infausto furbo travestimento.

Avete ancora paura del lupo nero grande e grosso?

Questo lupo vanitoso, presuntuoso e furbo è anche molto ingenuo. Gli abitanti del bosco devono riconoscere la sua forza e la sua potenza. Devono avere paura di lui perché così dicono le fiabe classiche. Ma tutti vivono una vita libera e leggera indipendentemente dalla sua esistenza. I tre porcellini giocano a rincorrersi, Cappuccetto raccoglie i fiori tranquilla e serena, i nanetti vanno al fiume a fare il bagno, il principe azzurro cerca il palazzo della Bella Addormentata, il cacciatore ha perso gli occhiali, il draghetto gioca a nascondino. In realtà nessuno lo prende davvero sul serio. L'uccellino meno di tutti.
Il lupo di Mario Ramos è divertente, fa ridere. Si rimane colpiti dalle sue manie, si ride dei suoi approcci melliflui, delle sue frasi da gradasso, da bullo. La presenza di personaggi che i bambini già conoscono per averli visti e letti in altri libri “smonta” la figura terribile del lupo, la ricontestualizza e le fa assumere un ruolo diverso, le attribuisce caratteristiche nuove, inusuali.
Le illustrazioni sono molto eloquenti e i testi che accompagnano le immagini sono frizzanti e ironici. Gli albi possono essere letti anche da bambini molto piccoli che godranno dei disegni, dei colori, dei tratti con cui è dipinto il lupo secondo i suoi diversi umori, delle espressioni e dei gesti dei personaggi che lo incontrano.

Immagino di partire da qui, dagli albi illustrati di Mario Ramos per attivare tutta una serie di curiosità, domande e attività di Scienze, Matematica, Geografia.
Alla ricerca di contenuti matematici, leggo ai bambini i libri di Ramos per metterli in cerca di quantità, di somiglianze e differenze, di particolari e dettagli, di punti, linee e superfici. Contemporaneamente, i bambini leggono e ascoltano delle storie con un tema ben definito, quello della paura di una creatura che in realtà non si conosce. Che si dice pericolosa ma che potrebbe essere anche diversa, chissà. Allora scatta la curiosità, lo studio collettivo di un animale di cui poco sanno: Com'è fatto? Dove vive? Come vive? Di cosa si nutre? Come caccia? Come si difende? Si avvia la ricerca scientifica. La lettura attiva domande e dubbi, stimola discussioni e nuove storie.
Ai bambini piace tantissimo riprendere i personaggi dei loro libri “preferiti” e farli transitare nelle storie inventate, nei testi personali, nei problemi.
“Usare” i libri di Letteratura per l'infanzia e gli albi illustrati per fare Matematica, Scienze e Geografia può essere un modo per non far perdere ai bambini la percezione dei contatti, dei legami tra una domanda e un'altra, tra dubbi e risposte. A settembre ricomincia la scuola. I bambini si avventurano in seconda: immagino di portare gli albi di Mario Ramos in classe e di farli leggere ai bambini. Immagino di avviare il percorso di Scienze e Geografia lasciando che siano i bambini a porre domande e a cercare risposte su un ambiente naturale e sugli animali che lo abitano. Immagino di riprendere il percorso di Matematica con degli albi bellissimi che facciano immergere i bambini nel mondo delle quantità e delle forme in modo divertente. Il lupo di Mario Ramos allora transiterà dai suoi albi al testo di Scienze sulla vita del bosco, a domande di Geografia e ai problemi di Matematica, perché il testo dei problemi deve essere accattivante, deve interessare, incuriosire e divertire come le storie di cui i bambini sono avidi.

http://www.babalibri.it/index.asp 
http://www.marioramos.be/index.php?c=v&lg=f